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 I MONTI LEPINI

      

       La natura             La flora            La fauna            Il paesaggio            L'ambiente            L'uomo            Le grotte           L'escursioni           Bibliografia

 

 

                                                                                  

 

 

 

 

 

 

La Natura

 

 

La caratteristica più notevole dei Monti Lepini è la presenza di una vegetazione ricca e varia, composta dalle specie tipicamente mediterranee accanto a quelle appenniniche.Questo interessante fenomeno è dovuto alla transitorietà climatica dell'area i cui versanti occidentali, che si affacciano sul mare ospitano le specie che prediligono le temperature più alte, mentre i versanti orientali, risentendo delle correnti d'aria fredda che provengono dalie montagne dell'Appennino laziale ed abruzzese, sono caratterizzati da specie adattate a temperature più basse.Si incontrano perciò da un lato fitti boschi di leccio con sottobosco formato da cespugli di ginestra e rillirea (e nelle aree più esposte al sole anche la rara palma nana)quali indicatori delle zone più calde e temperate, mentre la presenza del tasso (Taxus baccata), all'interno della Foresta di faggio e carpino bianco ed in prossimità di grotte ed inghiottitoi segnala gli ambienti particolarmente umidi e freddi.Le maggiori cime dei Lepini, procedento da nord-ovest verso sud-est sono il monte Grugliano (1080m),il Lupone (1339m), il Ferentile (1021), il Belvedere (1421m), l'Erdigheta (1339m), il Pilocco (1112m), il Malaina(1480m), il Salerio (1439m), il Gemma (1451m), il Cacume (1091m), il Sentinella (1110m),il Siserno (798m), il Sentinella (1110m) con il vertice nei 1536 m del monte Semprevisa.

 

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 La Flora

Alle quote più basse, intorno ai 700-800 metri di altezza, le montagne sono ricoperte da splendidi esemplari di castagno che spesso si accompagnano al cespugli sempreverdi di ginepro ed erica. Salendo di quota, il castagno lascia il posto al carpino bianco talvolta in compagnia di tigli,ornielli ed aceri.La presenza di grossi cerri isolati, splendidi quelli della Lestra Gigante ad ovest del monte Malaina, è segno di antichi coltivi ormai in abbandono: in prossimità degli ovili venivano piantati questi alberi i cui frutti servivano per l’alimentazione  del bestiame.In alto, oltre i 1000 metri, domina la faggeta, spesso con imponenti individui dalle verdi chiome nel periodo primaverile ed estivo e bruno-rossastre in autunno e dai caratteristici frutti a forma piramidale chiamati faggiole: gli esemplari con i tronchi di maggiori dimensioni si possono ammirare nelle vallate più interne e selvagge a ridosso del Malaina e del Sempreviva. La loro posizione è in genere al margine delle foreste,dove la minore competizione per la luce favorisce un maggiore sviluppo orizzontale.Il sottobosco della foresta di faggio e carpino è povero dì specie vegetali a causa della discreta acidità del terreno e della poca luce che riesce a penetrare attraverso le fronde degli alberi. In questi boschi è in ogni caso possibile osservare verdissimi cespugli di agrifoglio dalle bacche scarlatte e la meno appariscente Daphne laureola o erba laurina dalle bacche invece nere.Già negli ultimi giorni d'inverno, prima che il fogliame della faggeta sia completamente sviluppato, compaiono le colorate fioriture dell’anemone epatica, del ciclamino e della primula.Nei pianori in quota, coltivati dall'età romana fino ai primi decenni del secolo, prevalgono le specie infestanti come felci e ortiche, ma sono presenti anche le piante stagionali come il tasso barbasso, dalle larghe foglie vellutate ed i numerosi fiori gialli, le fioriture verdi dell’elleboro e il venafro, dalle foglie lanceolate. Queste ultime due specie sono velenose e vengono utilizzate in medicina per le loro particolarità.La primavera colora questi prati con una moltitudine di fiori, talvolta anche rari, come nel caso di alcune specie di orchidea selvatica, affiancate da più frequenti fioriture di bucaneve, crocus e viole.Più raro e con fioritura estiva è invece il giglio rosso di San Giovanni, che si può trovare nelle aree meno frequentate dagli animali e dai raccoglitori di fiori.Sui monti Lepini alcune zone sono state adibite a vivaio forestale quindi non è raro incontrare, camminando lungo i sentieri, boschetti di pino nero e, più raramente, di abete bianco.

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La  Fauna

 

In un territorio così vario anche la fauna presenta alcune specie di notevole importanza nonostante la caccia, tuttora praticata con scarsi controlli.Le vaste foreste di faggio ospitano diverse specie animali, tra le quali il più importante è senz’altro il lupo appenninico, presente in pochissimi ed isolati individui provenienti probabilmente dai vicini monti Ernici e dalle montagne del Parco Nazionale d'Abruzzo.Fra le specie rare si può avvistare anche l'aquila reale che continua a nidificare nelle aree più impervie e volteggia ad alta quota in cerca di qualche preda, affiancata da rapaci più piccoli: gheppi e nibbi.Sicuramente Ì selvatici più facili da osservare sono Ì volatili (tra i quali è frequente la ghiandaia) e se di' giorno è possibile udire il verso ritmato del cuculo, la notte si riempie dei richiami dei gufi, delle civette e dei barbagianni.Nelle aree meno frequentate è ancora possibile scorgere la coturnice e più raramente un battito ritmico segnala la presenza del picchio.Volpi e lepri, scoiattoli ed altri piccoli roditori sono i mammiferi più diffusi mentre è stata segnalata la presenza dello schivo gatto selvatico.In prossimità delle poche aree umide (come i volubri di Montelanico) con un poco di fortuna è possibile scorgere l'airone cenerino che si riposa sulle rive di uno stagno, circondato dai numerosi maiali che pascolano indisturbati.I piccoli stagni, assieme ai pozzi di raccolta delle acque piovane rappresentano un habitat ideale per tritoni e notonette e nelle immediate vicinanze, nascosta nel folto della vegetazione, staziona la salamandra pezzata.Gli animali più diffusi sono certamente i bovini , gli equini e i suini al pascolo brado tra monti e vallate: tra questi i maiali risultano spesso incrociati con i cinghiali, ancora presenti allo stato selvatico, anche se di razza ormai alterata sia dagli incroci che dalle reintroduzioni a scopo venatorio di specie diverse da quelle autoctone.La presenza dei molti suini determina una scarsa presenza di rettili, comunque è da segnalare il veloce biacco giallo-verde.

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Il Paesaggio

I Monti Lepini costituiscono il settore settentrionale della catena dei Volsci (che comprende anche gli Ausoni e gli Aurunci) e, orientali parallelamente alla catena appenninica, si ergono a ridosso della fascia costiera laziale, delimitati dalla Pianura Pontina ad occidente e dalla Valle Latina ad oriente, dai Colli Albani a settentrione e dalla valle dell'Amaseno a meridione.SÌ suddividono in due dorsali montuose separate da una profonda valle che da Montelanìco sale fino a Carpineto Romano per poi discendere verso Maenza ed occupano un'area di circa 880 Kmq, con quote variabili fino ai 1536 m del monte Semprevisa.I monti Lepini sono costituiti prevalentemente da calcari dolomitici e da dolomie depostisi sulla piattaforma carbonatica che per un lungo periodo di tempo, dal Giurassico al Paleocene  si estendeva dal Lazio all'Abruzzo, simile a quelle attualmente visibili nei mari tropicali.I resti di un'antica scogliera si trovano nel comune di Gorga: lungo la strada che porta dal paese alla fonte San Marino, infatti, è visibile un esteso banco di roccia formato dall'accumulo di Rudiste in posizione di vita.Alla presenza di orizzonti dolomitici o marnosi, come quello delle "marne a Orbitolina"dell'Altopiano, è legata l'esistenza di sorgenti in quota come la Fota, Sant'Angelo ed altre ancora.L'assetto attuale del gruppo montuoso è legato alla sua emersione dal mare caratterizzata dalla traslazione generale dell'area verso oriente.A questa fase sono associabili i "klippen" (cioè dei blocchi di calcare a forma di piramide scivolati sull'argilla) di monte Cacume e Colle Cantocchio, nonché la complessa piega frontale a ridosso della Valle Latina ed il retro scorrimento visibile a Carpineto Romano.Successivamente , una fase di assestamento ha ribassato il margine occidentale della catena, Fino a far sprofondare alcuni settori rocciosi al di sotto della Pianura Pontina.Questo fenomeno ha favorito anche la risalita di magmi dalla crosta terrestre che si sono infiltrati all'interno del gruppo montuoso, visibili ad esempio al fosso di Monteacuto (vicino Maenza), al Campo di Segni e a Pian della Faggeta, che al margine dei monti hanno prodotto ingenti manifestazioni vulcaniche a Giuliano di Roma, Pofi e Ceccano.

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L’Ambiente

 

Gli elementi del paesaggio delle montagne sono strettamente legati al processo di carsificazione iniziato al momento in cui i Lepini sono emersi dal mare e tuttora in atto. Questo ha prodotto le ampie conche montane, come i campi di Segni e di Montelanico, il Pian della Faggeta, Pian della Croce ed altre ancora, le caratteristiche doline a forma di ciotola e imbuto e le forme scolpite sulle superfici rocciose (lapiez, kamenitze). Un cenno a parte meritano gli "chicots": massi dalla forma conica che conferiscono al paesaggio un aspetto surreale tali da giustificare l’appellativo tradizionale di "campi d'anime" (scendendo da Carpineto verso Maenza se ne incontrano sulla sinistra dopo i tornanti). Molto diffusi sono anche gli inghiottitoi che assorbono le acque meteoriche che, dopo un lungo percorso sotterraneo, vanno ad alimentane le copiose sorgenti poste al margine della pianura Pontina.

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L’uomo

 

I Monti Lepini, che per la loro conformazione non presentano seri ostacoli alla penetrazione umana, mostrano ovunque elementi caratteristici della civiltà agricola e pastorale che si è perpetuata per alcuni millenni, fino alla metà del '900. Le testimonianze più antiche dello sfruttamento massiccio del suolo risalgono alla media età repubblicana; si tratta di terrazzamenti in opera poligonale, realizzati con pietra calcarea e resti di "torcular", le basi in pietra dei torchi, che stanno ad indicare la presenza di ville rustiche.Elemento appariscente lungo i versanti rivolti a meridione sono gli oliveti che con il loro colorito grigio-argenteo e le loro geometrie reqolari contrastano con la verdeggiante lecceta. Lungo i versanti scoscesi è visibile la diffusa sistemazione a gradoni realizzata con muri a secco, che recupera terreni altrimenti inadatti alla coltivazione.Altro elemento caratteristica è la trama dei fratturi segnata dal passaggio reiterato delle greggi di ovini transumanti verso la sottostante Pianura Pontina.Lo "stazzo", composto dalla capanna del pastore e dalla”mandra" per il gregge, costituisce il tradizionale insediamento estivo di alta montagna.A questi elementi, cristallizzati nel paesaggio, se ne sono aggiunti dei nuovi, prodotti dalla moderne forme di organizzazione umana.Così la recente pratica dell'allevamento semi brado, con i! suo carattere di rapina, ha portato alla degradazione dei pascoli montani. 

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Le Grotte

 

Tra i grandi massicci di calcare del Lazio e dell'Abruzzo, tutti sostanzialmente simili per conformazione geologica ed ambiente fisico, i Lepini hanno una caratteristica particolare. Il carsismo esterno è ben visibile, e questa non è una rarità, ma le condizioni particolari della zona hanno fatto si che sui Lepini le grotte conosciute siano alcune   centinaia.Non si raggiungono qui le grandi profondità che caratterizzano altre zone carsiche più "nobili", questo è sicuro, ma gli inghiottitoi, i pozzi ed i ruscelli sotterranei  sono moltissimi, ed in buona parte ancora da esplorare. La massima profondità della zona è stata toccata recentemente all'interno dell'abisso Consolini, in alto sulla cresta che dall'Erdigheta conduce verso il Semprevisa, dove significative  e complesse  esplorazioni hanno superato i 500 metri di profondità.Sul versante della piana di Frosinone la grotta più profonda è il Pozzo del Faggeta  non lontano da Supino, dove una quindicina d’anni fa le esplorazioni hanno portato gli speleologi a circa 300 metri sotto al livello dell'imbocco.Se la grotta più conosciuta delle montagne è certamente l'Ouso di Pozzo Comune (che si apre nella splendida conca carsica di Pian della Faggeta, in comune di Carpineto Romano), forse le esplorazioni più interessanti sono quelle che, partendo dai dati  geologici oggi disponibili. si sviluppano alla ricerca del collettore principale della zona che, dopo aver raccolto le acque di Pian della Faggeta, del Semprevisa   e del Capreo, traversa sottoterra Ì Lepini per sboccare nella zona di Ninfa, ricchissima di risorgenti di natura carsica.Dopo quarant'anni di esplorazioni sotterranee, quindi, sui monti Lepini ogni nuova generazione di speleologi ha trovato pane per i suoi denti. Ed in futuro, forse, dopo anni ed anni di progetti e di vane speranze, proprio su queste montagne potrebbe vedere la luce una struttura didattica e di ricerca dedicata al carsismo.

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Escursioni

 

Avvertenze e indicazioni

Un’escursione è sempre piacevole ma alle volte si ha bisogno di tante piccole cose che possono rendere la nostra uscita più sicura, occorre sempre ricordare che in un’escursione è ipotizzabile dover affrontare delle emergenze e avere l’attrezzatura adeguata consente di togliersi d’impaccio in situazioni a volte difficili, per questo è consigliabile che nello zaino trovino posto una serie d’accessori che si riveleranno molto utili al momento del bisogno.

a) Il periodo:

per apprezzare meglio i paesaggi di questi monti, si consiglia di percorrere i sentieri nel periodo primaverile e autunnale. D'estate, a causa delle basse quote in cui si snodano i sentieri e della forte insolazione, è preferibile evitare escursioni sul Versante Sud, mentre d'inverno si suggerisce di farle in presenza di neve, che rende sicuramente più suggestivo l'ambiente montano. Percorrendo gli itinerari nei periodi sconsigliati si rischia di non apprezzare appieno le bellezze naturali di questi luoghi. Si raccomanda vivamente di astenersi dal proseguire in caso di avverse condizioni atmosferiche soprattutto per quei sentieri ove l'orientamento risulta problematico.

b) L'equipaggiamento:

un sentiero può attraversare numerosi ambienti e ovviamente la natura del terreno è estremamente variabile, così è sicuramente necessario un buon paio di scarponi; anzi meglio due, uno per l'inverno e adatto per la marcia sulla neve e uno per le altre stagioni, oltre a due paia di calzettoni adatti. Per quanto riguarda l'abbigliamento è bene essere attrezzati secondo la stagione: e indispensabile avere nello zaino un indumento idoneo per ripararsi in caso di pioggia e una giacca a vento da indossare nell'eventualità di trovarsi in presenza di forte vento in quota. Un berretto per il sole e un copricapo di lana per il freddo insieme a un paio di guanti sono sicuramente utili. Si consiglia di non mettere troppe cose nello zaino, per evitare di rendere la marcia troppo faticosa.

c) L'alimentazione:

portare sempre almeno un litro d'acqua e alimenti con un buon grado di digeribilità e soprattutto ricchi di carboidrati (in particolare farinacei e frutta) che danno un apporto calorico notevole. In caso di forte sudorazione sì può ricorrere a reintegratori di vitamine e sali minerali ma è bene non affidarsi solo a questi mezzi o dare sempre la precedenza a prodotti naturali come la frutta fresca e secca. Non bisogna eccedere nei cibi poiché in montagna occorre essere sempre in buona forma fisica. Evitare gli alcolici o almeno assumere moderatamente solo verso la fine dell'escursione.Per i sentieri più impegnativi e consigliabile fare piccoli spuntini ogni due ore circa e non un unico pasto a metà della giornata.

d) Attrezzatura:

alcuni strumenti, come la bussola, l'altimetro, la carta topografica, una torcia elettrica, una corda, una mantella, dei fiammiferi e la borraccia  sono senz'altro utili soprattutto por coloro che iniziano a fare escursioni in montagna. Altri sono consigliabili come un binocolo di modeste dimensioni tipo 8x30 o 8x40 e una macchina fotografica con un obiettivo standard e un grandangolare. Anche un coltello mille usi può essere utile.Tutto il materiale deve avere un giusto posizionamento all'interno dello zaino. In linea di massima sul fondo quello più pesante o che potrebbe servire, nelle tasche gli oggetti più piccoli o che servono temporaneamente.
Nelle parti esterne dello zaino, velocemente accessibile, trova posizione quello che potrebbe servire rapidamente come mantella antipioggia, cappello, coltello, acqua.

e) La natura:

 si raccomanda di porre  particolare attenzione nell'avvicinarsi alle grotte, data la loro pericolosità; è meglio quindi non avventurarsi al loro interno se non in presenza d’esperti speleologi. È assolutamente vietato raccogliere piante soprattutto se protette (agrifoglio, orchidee ecc.), molestare gli animali o gettare rifiuti: i rifiuti conservateli, invece, nello zaino e portateveli a valle. I luoghi che si raggiungono attraverso questi sentieri sono il più delle volte selvaggi, la natura è ancora incontaminata e i paesaggi sono tra i più belli e interessanti del Lazio. Abbiamo il dovere di mantenerli così come li troviamo e, pertanto

 

Quando percorri un sentiero

fai in modo che chi viene dopo di te

non si accorga del tuo passaggio

 

Inoltre gli animali sono intorno a noi, ma non si fanno vedere, e le piante non fuggono via ma...

 

Se percorri un sentiero

in silenzio

e con molta attenzione

puoi vedere ciò che gli altri non vedono

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Bibliografia:

 

 

I Monti Lepini

                          a cura di Francesco Ardito edito da Coop La Montagna-Roma

Monti Lepini

                          a cura APT Latina

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