“Il bosco incantato”

E’ un’alba rosata, la quiete è assoluta,

mi addentro in silenzio sul percorso segnato

il mio corpo si perde tra i faggi abbracciati.

Mi sento guidato da una forza non nota, lascio il sentiero,

le voci un fastidio lontano.

Percepisco carezze, sensazioni profane,

primordiali vagiti dell’uomo animale,

la follia dei miei simili un eco lontano.

Mi immergo confuso in un mondo inventato,

spoglio, una fiaba ipnotizza il mio credo.

Sconosciuti rumori, sembra sentirli,

mi giro di scatto, mi sento osservato,

sobbalzo, ogni volta il sangue gelato.

Folletti gelosi impauriti dall’uomo,

un animale nei secoli certamente mutato,

una figura distante dal fratello di un tempo,

vissuto in simbiosi con il bosco incantato.

Il mio passo è avvertito, un peloso batuffolo salta veloce da ramo in ramo;

si ferma al sicuro sulla chioma più alta, il profilo distinguo, mi mostra il candore.

Scoiattolo amico, ti ho disturbato,

il tuo cuore è impazzito, il nemico hai avvistato.

I raggi penetrano una coltre, un cappello,

lame soffuse fendono l’aria, sole e calore nel sottobosco è già festa.

Fragolina, ti ergi col rosso vestito, la rugiada ti bagna, mi offri il sapore,

cantharellus, nella coppa raccogli arcaiche gocce del muschio che avvolge,

un lungo tronco si perde ai miei occhi.

La vedetta più alta del bosco incantato osserva impotente chi, nel creato,

il sapere più grande ha avuto in dono e dilapida inconscio un tesoro infinito.

Selvaggia natura impiccata a quel tronco.

E’ ancora il tempo.

                          Poesia edita--1994—

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